Introduzione: il contributo di Vittorio Arena alla riscoperta di Herbert Silberer
Nel panorama accademico della psicoanalisi, il testo dello psicoanalista Vittorio Arena, “Herbert Silberer. Psicoanalisi e alchimia,” colma una significativa lacuna storica relativa alle fonti junghiane, riportando all’attenzione quegli autori che, prima di Jung, si erano occupati del rapporto tra alchimia e vita psichica. Arena mostra come Silberer rappresenti una figura di confine nella storia della psicoanalisi: uno psicoanalista, inizialmente vicino a Freud, che nelle proprie elaborazioni teoriche giunse a superare il modello del maestro, anticipando prospettive che troveranno pieno sviluppo nella psicologia analitica. Nonostante l’originalità del suo contributo, Silberer non ottenne un riconoscimento adeguato nel suo tempo, inoltre fu anche osteggiato da Freud, in quanto le sue tesi si contrapponevano a quelle del maestro. Le sue posizioni furono guardate con sospetto dai i suoi contemporanei, risultando inoltre difficili per loro da comprendere, subendo una sorte in parte analoga a quella di Jung. Purtroppo Silberer morì suicida. Solo successivamente, nei loro scritti, sia Jung sia Freud riconobbero i meriti di Silberer, il quale aveva aperto la strada a tematiche che, in seguito, cominciarono a essere affrontate in modo più sistematico. In particolare, Jung proseguì gli studi sull’occultismo e sulla mistica, interpretandoli come forme simboliche di trasformazione psichica. Jung, un po’ come successe a Silberer, per questi studi non fu sostenuto; al contrario, venne progressivamente emarginato e infine escluso dalla Società Psicoanalitica Viennese, guidata da Freud. Herbert Silberer è stata una figura rimasta ai margini della storia ufficiale della psicoanalisi, oscurata dalla centralità di Freud e, in parte, dall’influenza crescente di Jung. Il lavoro di Vittorio Arena rappresenta, in questo senso, un tentativo di riabilitazione teorica di Silberer, mostrando come il suo contributo costituisca un passaggio decisivo nella comprensione della funzione simbolica e del rapporto tra coscienza e inconscio. Arena evidenzia come Silberer non possa essere ridotto al ruolo di semplice allievo di Freud, ma debba essere riconosciuto come un pensatore originale, capace di aprire una prospettiva nuova sul simbolo e sui processi psichici. In particolare, il suo lavoro consente di reinterpretare fenomeni che, nei secoli precedenti, erano stati letti come manifestazioni spiritistiche o soprannaturali, riconducendoli invece a dinamiche inconsce e a modalità specifiche di funzionamento della psiche. In questa prospettiva, Silberer si configura come una figura liminale, posta al confine tra il modello freudiano e la visione junghiana, tra spiegazione scientifica e apertura al significato simbolico (Arena, 1923).
Il sogno la realizzazione dei desideri inconsci: il limite della tesi psicanalitica.
Per comprendere la portata del contributo di Silberer, Arena, attraverso l’analisi di uno dei suoi testi più significativi, “Problemi della Mistica e del suo Significato Simbolico”, ricostruisce il contesto teorico della psicoanalisi delle origini. In questo modo, mostra come Silberer, allievo di Freud, possa essere considerato un anticipatore di sviluppi che la psicoanalisi avrebbe conosciuto solo successivamente, superando in alcuni punti il modello del maestro e contribuendo ad ampliare e arricchire l’orizzonte teorico della psicoanalisi del Novecento. Al centro di questa rianalisi si colloca il modello tradizionale freudiano del sogno, fondato sulla teoria della rimozione e sull’idea che il contenuto onirico rappresenti un appagamento mascherato di desideri inconsci. In questa prospettiva, il simbolo viene interpretato prevalentemente come un travestimento, un compromesso tra pulsione e censura, un linguaggio cifrato dell’inconscio (Freud, 1900/1973). Arena sottolinea come questo modello, pur nella sua straordinaria fecondità, presenti alcuni limiti. Riducendo il simbolo a semplice espressione di contenuti rimossi, la psicoanalisi classica rischia di trascurare la dimensione formale e funzionale del processo simbolico, ossia il modo in cui la psiche rappresenta se stessa nel momento in cui opera. È proprio in questo spazio teorico che si inserisce l’intuizione di Silberer, il quale sposta l’attenzione dal contenuto del simbolo al processo che lo genera, aprendo la strada a una concezione più complessa e riflessiva della vita psichica (Arena, 1923).
Il fenomeno funzionale: il simbolo come elemento di auto-rappresentazione della psiche
Il cuore del contributo di Silberer, come messo in luce da Arena, è rappresentato dal concetto di “fenomeno funzionale” (Funktionsphänomen). Silberer osserva che, in particolari stati di coscienza – soprattutto nel passaggio tra veglia e sonno, durante lo sforzo intellettuale o nei momenti di fatica psichica – emergono immagini che non si limitano a rappresentare contenuti inconsci, ma riflettono il modo stesso in cui la mente sta funzionando. Attraverso un’attenta auto-osservazione, Silberer rileva che la psiche produce immagini simboliche che fungono da metafore del processo mentale in atto: lo sforzo di concentrazione può essere rappresentato come una salita, la difficoltà di pensare come un ostacolo, la dispersione dell’attenzione come un movimento caotico. In queste immagini, il simbolo non rinvia semplicemente a un desiderio rimosso, ma diventa una forma di auto-rappresentazione della psiche, una sorta di commento figurativo sul proprio funzionamento (Silberer, 1909/1951). Arena interpreta questa scoperta come un passaggio teorico decisivo. Egli distingue, seguendo Silberer, due livelli della simbolizzazione: da un lato, il simbolo come espressione di contenuti psichici; dall’altro, il simbolo come rappresentazione del processo psichico. Questa distinzione consente di superare una visione riduttiva del simbolo e di riconoscere alla psiche una dimensione riflessiva, capace di osservare e figurare se stessa. In tal modo, il simbolo non è più soltanto un messaggio cifrato dell’inconscio, ma anche una funzione conoscitiva e trasformativa della coscienza (Arena,1923).
L’ esperienza auto-osservativa: la psiche rappresenta se stessa nel momento in cui opera
Arena dedica particolare attenzione agli esempi empirici attraverso cui Silberer giunge alla formulazione del fenomeno funzionale. Nel passaggio tra veglia e sonno, il soggetto può percepire immagini di sforzo fisico, come il sollevamento di un peso o l’ascesa di una montagna. Queste immagini non rimandano a contenuti rimossi, ma rappresentano simbolicamente la fatica del pensiero e la tensione della concentrazione. Allo stesso modo, la comparsa di immagini di meccanismi che si inceppano, ruote che girano a vuoto o strutture che si spezzano può essere interpretata come figurazione della difficoltà o dell’interruzione del processo mentale. Durante lo sforzo intellettuale, Silberer osserva la comparsa di immagini di costruzione, come edifici in via di realizzazione, ponti che si formano o strutture che prendono forma. Queste immagini metaforizzano il processo di elaborazione concettuale. Al contrario, immagini di grovigli, caos o disordine rappresentano la confusione del pensiero. Nei momenti di fatica psichica emergono invece rappresentazioni di arresto o cedimento, come corpi che cadono, macchine che si spengono o figure che dormono. Queste immagini simbolizzano il bisogno di riposo o il conflitto tra la tendenza al sonno e lo sforzo di mantenere la veglia. Questi esempi mostrano come la psiche, in condizioni liminali, non si limiti a esprimere contenuti inconsci, ma produca immagini che riflettono il proprio funzionamento. Il simbolo diventa così una forma di meta-rappresentazione. La mente si osserva e si raffigura nel momento stesso in cui opera. In questa prospettiva, il fenomeno funzionale apre a una concezione della vita psichica come processo auto-riflessivo, in cui il simbolo svolge una funzione non solo espressiva, ma anche conoscitiva e regolativa.
Dal fenomeno spiritistico al processo inconscio
Ciò che un tempo era attribuito a forze trascendenti viene ricondotto alla profondità dell’inconscio. Uno degli aspetti più rilevanti dell’interpretazione di Arena riguarda le implicazioni culturali e storiche del pensiero di Silberer. Nei secoli precedenti alla nascita della psicologia scientifica, molte manifestazioni psichiche, come visioni, estasi, stati di trance e automatismi mentali, erano interpretate come fenomeni spiritistici o interventi di entità soprannaturali. Queste esperienze venivano collocate in un orizzonte religioso o occultistico, sottratte a una comprensione psicologica. La prospettiva di Silberer consente invece di rileggere queste esperienze come effetti di processi inconsci e di particolari modalità di funzionamento della coscienza. Le immagini che emergono negli stati liminali non sono necessariamente segni di una realtà trascendente, ma possono essere comprese come espressioni simboliche della dinamica psichica. In questo senso, il lavoro di Silberer rappresenta un passaggio fondamentale nella comprensione psicologica dei fenomeni spiritistici, senza ridurne il valore simbolico ed esistenziale. Arena mostra come questa rilettura non implichi una negazione della dimensione simbolica o spirituale dell’esperienza, ma piuttosto una sua reinterpretazione in chiave psicologica. Ciò che un tempo era attribuito a forze esterne o trascendenti viene ricondotto alla profondità dell’inconscio, che appare come una realtà autonoma, dotata di una propria logica e di una propria capacità di produzione simbolica. In tal modo, la psicologia del profondo si configura come un nuovo linguaggio per comprendere esperienze che, in epoche precedenti, erano interpretate in termini religiosi o spiritistici.
Critica implicita al modello freudiano
Nel confronto con Freud, Silberer non assume una posizione polemica, ma introduce una critica implicita e raffinata. Arena evidenzia come Freud tenda a ridurre il simbolo alla dimensione pulsionale, interpretandolo prevalentemente come espressione di desideri rimossi. Silberer, al contrario, mette in luce una dimensione ulteriore della vita psichica, in cui il simbolo diventa strumento di auto-osservazione e di riflessione della coscienza su se stessa. In questa prospettiva, il sogno non è soltanto appagamento di desiderio, ma anche auto-rappresentazione della mente, spazio in cui la psiche mette in scena il proprio funzionamento. Arena sottolinea come questa intuizione apra la strada a una concezione meno deterministica e più dinamica dell’inconscio, anticipando alcune intuizioni fondamentali della psicologia analitica di Jung, — e anche di tutta la futura psicologia dell’Io — per la quale il simbolo possiede una funzione mediatrice e trasformativa.
Conclusione: Il pensiero di Herbert Silberer rappresenta un momento di svolta nella comprensione del simbolo nella coscienza
L’analisi di Vittorio Arena permette di cogliere la portata teorica del contributo di Herbert Silberer, mostrando come il suo pensiero rappresenti un momento di svolta nella comprensione del simbolo e della coscienza. Attraverso il concetto di fenomeno funzionale, Silberer introduce una visione della psiche come realtà capace di auto-rappresentarsi, superando la riduzione del simbolo a semplice travestimento del desiderio. In questa prospettiva, fenomeni che per secoli erano stati interpretati come manifestazioni spiritistiche possono essere compresi come espressioni di processi inconsci e di dinamiche simboliche della psiche. Il lavoro di Arena non si limita a ricostruire il pensiero di Silberer, ma ne evidenzia la rilevanza epistemologica e culturale, mostrando come la psicologia del profondo abbia trasformato il modo di interpretare l’esperienza umana.
Se vuoi approfondire puoi leggere gli altri articoli presenti nel mio sito sullo stesso argomento:
Jung e l’occultismo: tra ricerca scientifica e mondo interiore
Leggi anche gli altri articoli su Jung correlati:
https://www.giuliadecarlo.it/la-tecnica-dellimmaginazione-attiva-di-c-g-jung-e-lalchimia-del-se/
https://www.giuliadecarlo.it/perche-jung-vide-nel-cristo-loro-alchemico/
https://www.giuliadecarlo.it/i-ching-il-libro-dei-mutamenti/
Riferimenti bibliografici
Arena, V. (1923). Herbert Silberer e il problema del simbolo. [Luogo di pubblicazione]: [Editore].
Freud, S. (1973). L’interpretazione dei sogni. Torino: Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1900).
Hillman, J. (1975). Re-visioning psychology. New York, NY: Harper & Row.
Jung, C. G. (1971). Psychological types. Princeton, NJ: Princeton University Press. (Opera originale pubblicata nel 1921).
Jung, C. G. (1980). The structure and dynamics of the psyche. Princeton, NJ: Princeton University Press. (Opera originale pubblicata nel 1916).
Silberer, H. (1951). Problems of mysticism and its symbolism. New York, NY: Moffat, Yard & Company. (Opera originale pubblicata nel 1909).

