L’ eredità negativa. Sintomi che vengono dal Passato
Negli ultimi anni, la psicologia ha rivolto crescente attenzione al fenomeno del trauma transgenerazionale, un processo attraverso il quale eventi traumatici vissuti da genitori, nonni o antenati ancora più remoti possono lasciare segni profondi e duraturi nella psiche delle generazioni successive. Questa eredità invisibile si manifesta attraverso sintomi psicologici che, all’apparenza, sembrano scollegati dall’esperienza diretta dell’individuo: ansia, disturbi dell’umore, manifestazioni somatiche inspiegabili, difficoltà relazionali o, in forme più sottili, l’incapacità di ricordare i sogni.
La psicologia clinica contemporanea, sostenuta anche da ricerche recenti in ambito epigenetico, riconosce che i traumi non elaborati possono interferire con le funzioni psichiche di base e trasmettersi di generazione in generazione attraverso canali non sempre consci o verbali (Yehuda & Lehrner, 2018). In questo articolo approfondiamo il tema della trasmissione del trauma familiare attraverso un caso clinico esemplare, in cui la mancanza di sogni ha rivelato l’esistenza di una memoria familiare silenziata. L’obiettivo è mostrare come anche sintomi apparentemente marginali – come il non ricordare i sogni – possano essere indicatori preziosi di una sofferenza psichica ereditata, aprendo la via a percorsi di comprensione e trasformazione.
Cosa si intende per trauma transgenerazionale
Il trauma transgenerazionale indica la trasmissione, tra generazioni, di traumi non elaborati. Quando il trauma si trasmette direttamente dai genitori ai figli, si parla di traumatizzazione secondaria; mentre quando si manifesta nelle generazioni successive (nipoti, pronipoti), si configura come trauma transgenerazionale vero e proprio (Danieli, 1998).
I sintomi del trauma transgenerazionale: come riconoscerli
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-10-GM), i disturbi riconducibili a un trauma transgenerazionale includono:disturbi d’ansia
depressione ricorrente
disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione
sintomi somatici senza cause organiche
dipendenze da sostanze o comportamenti
disturbi dell’identità
difficoltà relazionali e affettive
bassa autostima (Kellermann, 2001)
Attraverso l’analisi della storia familiare, è possibile identificare l’origine di questi sintomi come espressione di traumi non nominati, rimasti sospesi nel tempo e ancora in attesa di essere riconosciuti e rielaborati.
Come si trasmette il trauma tra le generazioni
I meccanismi di trasmissione del trauma sono molteplici. Oltre ai comportamenti disfunzionali e all’atmosfera emotiva che si respira in famiglia, esistono anche vie epigenetiche: modificazioni chimiche che, senza alterare il DNA, influenzano l’espressione genica nelle generazioni successive (Yehuda et al., 2016). Quando un trauma rimane non elaborato, genera un “sovraccarico emotivo” che i genitori inconsapevolmente trasmettono ai figli attraverso silenzi, atteggiamenti ambigui o eccessiva protezione. Il concetto di trauma transgenerazionale ha cominciato a diffondersi negli anni Sessanta grazie agli studi sui figli dei sopravvissuti all’Olocausto. Queste ricerche evidenziarono una significativa incidenza di disturbi psicologici in persone che non avevano vissuto direttamente il trauma, ma che ne portavano gli effetti psichici in maniera evidente (Kellermann, 2001).
Quando l’anima non sogna: sintomi transgenerazionali invisibili
Esistono persone che, pur desiderando sognare, non riescono mai a ricordare i sogni. Gli esperti riconoscono che l’assenza di sogni può essere collegata a forti paure inconsce o a condizioni transitorie legate allo stress, ai disturbi del sonno o a un risveglio troppo brusco. Tuttavia, quando questa caratteristica si protrae per molti anni, può rappresentare un segnale importante. L’assenza cronica di sogni può essere letta come un sintomo psicologico che cela un trauma profondo, magari non appartenente alla biografia dell’individuo, ma alla sua eredità familiare. Spesso si accompagna ad altri segnali, come disturbi dell’umore, somatizzazioni o comportamenti auto-sabotanti.
Il caso clinico: l’uomo che non riusciva a sognare
Un uomo di cinquant’anni, in psicoterapia da tempo, lamentava con grande dispiacere di non riuscire mai a ricordare i sogni. Partecipava a un gruppo terapeutico e spesso provava invidia per coloro che, attraverso i sogni, riuscivano ad accedere a intuizioni profonde su di sé. La sua storia familiare era segnata da una ferita silenziosa: aveva vissuto in Libia fino all’età di 14 anni. I suoi nonni erano sopravvissuti al genocidio armeno e, dopo una lunga marcia attraverso il deserto, erano stati deportati in Nord Africa. Le atrocità vissute non erano mai state raccontate esplicitamente, ma pesavano nell’aria, nel clima emotivo familiare, nei silenzi. È frequente che, in presenza di memorie traumatiche troppo dolorose, la psiche metta in atto una difesa: bloccare il sogno, ovvero impedire l’accesso alla dimensione simbolica dove quei ricordi potrebbero riaffiorare. Il sogno, infatti, è un veicolo dell’inconscio: se il contenuto è troppo minaccioso, può essere espulso dalla coscienza anche durante il sonno. Il caso di quest’uomo dimostra come le immagini dei genocidi – oggi documentate e conosciute – possano continuare a vivere nella psiche individuale in modo sotterraneo, condizionando l’intera esistenza di chi ne ha ereditato inconsciamente il peso.
È frequente che le memorie traumatiche passino da una generazione all’altra, il caso precedente ne è una dimostrazione. Le immagini dei genocidi armeni oggi sono di dominio pubblico ma questo uomo raccontava che i nonni avevano attraversato il deserto, partiti dall’Armenia, in quel viaggio a piedi erano stati testimoni di vicende terribili. Fu un viaggio infernale, ne arrivarono vivi solo un terzo, ciò che videro e dovettero fare i sopravvissuti per sopravvivere lo sanno solo loro.
Per avere altre informazioni sul genocidio armeno consultare il sito:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno
Come curare il trauma transgenerazionale
Il trattamento del trauma transgenerazionale si basa su un lavoro terapeutico profondo, che include la ricostruzione della storia familiare e l’integrazione simbolica del vissuto. Le tecniche narrative e l’analisi genealogica aiutano il paziente a risalire alle origini del proprio disagio, offrendo nuovi significati e connessioni tra i sintomi attuali e la storia degli antenati. Il ripercorrere la storia familiare degli antenati può aiutare il paziente a comprendere il significato che questi eventi hanno avuto all’interno delle generazioni. Lo stato emotivo di un soggetto è sempre molto sollevata quando si può legare l’origine di una malessere a delle cause; nel caso dei traumi transgenerazionali questi sono molto lontani nel tempo. Ma quando degli stati traumatici ( anche lontani nel tempo) non vengono elaborati è come se la paura e il panico che hanno prodotto rimanessero intrappolata nella psiche. Questo stato avendo una sua energia trova dei passaggi sotto forma di sintomi, incubi o altro. La comprensione della loro origine è già una prima forma di guarigione.
Infatti quando la mente si alleggerisce del peso, per esempio del non-detto,– situazione tipica prodotto dai traumi – può finalmente reintegrare contenuti rimossi o dissociati (Schützenberger, 1998). L’obiettivo della psicoterapia non è solo eliminare il sintomo, ma comprenderlo: ogni sintomo ha una propria forma di linguaggio e quando viene elaborato, può diventare uno strumento di trasformazione profonda.
Conclusione: conoscere la propria storia permette di interrompere la catena invisibile della sofferenza ereditaria
Il trauma transgenerazionale è una forma sottile e potente di sofferenza psichica, che si manifesta attraverso segnali spesso trascurati, come l’assenza di sogni o i disturbi dell’umore senza causa apparente. Come dimostra il caso clinico analizzato, questi sintomi possono custodire memorie familiari rimosse, pronte a emergere in un contesto terapeutico sicuro. La psicoterapia diventa, così, un ponte tra passato e presente, tra dolore e consapevolezza, e offre la possibilità di interrompere la catena invisibile della sofferenza ereditaria. Solo riconoscendo ciò che è stato, è possibile trasformarlo e aprire la strada a un futuro diverso.
Bibliografia
Danieli, Y. (1998). International handbook of multigenerational legacies of trauma. New York, NY: Plenum Press.
Fonagy, P., Gergely, G., Jurist, E. L., & Target, M. (2002). Affect regulation, mentalization, and the development of the self. New York, NY: Other Press.
Kellermann, N. P. F. (2001). Transmission of Holocaust trauma—An integrative view. Psychiatry: Interpersonal and Biological Processes, 64(3), 256–267.
Schützenberger, A. A. (1998). La sindrome degli antenati: Psicoterapia transgenerazionale e i legami invisibili nella famiglia. Milano: Di Renzo Editore.
Yehuda, R., Daskalakis, N. P., Bierer, L. M., Bader, H. N., Klengel, T., Holsboer, F., & Binder, E. B. (2016). Holocaust exposure induced intergenerational effects on FKBP5 methylation. Biological Psychiatry, 80(5), 372–380.
Yehuda, R., & Lehrner, A. (2018). Intergenerational transmission of trauma effects: Putative role of epigenetic mechanisms. World Psychiatry, 17(3), 243–257.


