Quando si parla di mito, religione e pensiero simbolico, si tende spesso a collocarli ai margini del sapere scientifico. Eppure, uno dei testi fondativi che ha reso possibile una comprensione psicologica profonda di questi fenomeni nasce in ambito antropologico. Primitive Culture (1871) di Edward Burnett Tylor rappresenta infatti una delle opere chiave che hanno aperto la strada allo studio della dimensione simbolica dell’essere umano e che hanno influenzato, in modo diretto e indiretto, la psicologia del Novecento, in particolare quella junghiana.
Edward Burnett Tylor: il fondatore dell’antropologia culturale
Edward Burnett Tylor (1832–1917) è considerato il fondatore dell’antropologia culturale moderna. In un contesto storico dominato dal positivismo e da una visione evoluzionistica spesso riduttiva, Tylor compie un passo decisivo: riconosce che le credenze religiose, i miti e i rituali delle società tradizionali non sono semplici superstizioni, ma espressioni coerenti del pensiero umano (Tylor, 1871).
Egli è tra i primi studiosi a:
fornire una definizione scientifica di cultura;
analizzare religione, magia e mito come fenomeni psicologici e culturali;
considerare il pensiero cosiddetto “primitivo” come una fase universale della mente umana, e non come una deviazione patologica.
Questo approccio segna una svolta fondamentale: il pensiero simbolico viene riconosciuto come una funzione strutturale della psiche.
Il concetto di cultura come sistema simbolico
In Primitive Culture, Tylor propone una definizione di cultura destinata a diventare un punto di riferimento imprescindibile:
“La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che comprende conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costumi e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società” (Tylor, 1871, p. 1).
Questa definizione inaugura una visione della cultura come sistema simbolico condiviso, che struttura non solo i comportamenti sociali, ma anche le rappresentazioni interiori. È un passaggio cruciale per la psicologia, poiché introduce l’idea che la psiche individuale sia sempre inscritta in un orizzonte collettivo.
L’animismo e l’origine del pensiero religioso
Il nucleo teorico centrale dell’opera è la teoria dell’animismo, che Tylor considera la forma più antica di religione. Secondo l’autore, l’essere umano, osservando fenomeni come il sogno, la morte, la trance e gli stati di alterazione della coscienza, giunge a formulare l’idea di anima come principio vitale separabile dal corpo (Tylor, 1871).
Da questa intuizione originaria derivano:
la credenza negli spiriti;
le prime forme di religione;
i sistemi mitologici.
Religione e mito vengono così interpretati come tentativi arcaici ma razionali di dare senso all’esperienza, un’idea che anticipa chiaramente le prospettive della psicologia analitica. Jung, infatti, considererà i miti e le immagini religiose come espressioni spontanee dell’inconscio collettivo, dotate di una funzione compensatoria e regolativa della psiche (Jung, 1959).
Le “sopravvivenze” culturali e la continuità della psiche
Un altro concetto fondamentale introdotto da Tylor è quello di survivals (sopravvivenze). Con questo termine egli indica quegli elementi arcaici — riti, simboli, superstizioni, immagini mitiche — che continuano a esistere nelle società moderne anche quando il loro significato originario è stato dimenticato (Tylor, 1871).
Questa intuizione anticipa in modo sorprendente alcune delle idee centrali della psicologia del profondo:
la persistenza di strutture psichiche arcaiche;
la continuità tra psiche primitiva e psiche moderna;
la presenza di immagini originarie che riemergono nei sogni, nei sintomi e nei miti contemporanei.
Jung rielaborerà questi elementi nel concetto di archetipo, inteso come forma universale che struttura l’esperienza psichica e simbolica (Jung, 1968).
L’importanza di Primitive Culture per Jung e la psicologia del profondo
Sebbene il modello evoluzionistico di Tylor sia oggi considerato superato e segnato da un’impostazione eurocentrica, Primitive Culture resta un testo fondamentale perché legittima il pensiero simbolico come funzione essenziale della mente umana.
L’opera di Tylor ha contribuito a creare il terreno teorico su cui si sono sviluppate:
la psicologia analitica junghiana;
la psicologia culturale;
la storia delle religioni.
Il concetto di “sopravvivenza” culturale dialoga direttamente con l’idea junghiana di inconscio collettivo e con la persistenza degli archetipi nella psiche contemporanea (Jung, 1959).
Gli autori influenzati da Tylor
L’influenza di Tylor si estende ben oltre l’antropologia. Tra gli autori che hanno raccolto e sviluppato le sue intuizioni troviamo:
Lucien Lévy-Bruhl, con i suoi studi sul pensiero simbolico e prelogico (Lévy-Bruhl, 1926);
Mircea Eliade, che ha approfondito il mito e il sacro come strutture universali dell’esperienza umana (Eliade, 1957);
Joseph Campbell, che ha rielaborato il mito come narrazione archetipica del viaggio dell’eroe (Campbell, 1949);
la psicologia analitica e la psicologia culturale del Novecento.
Conclusione
Primitive Culture non è soltanto un classico dell’antropologia, ma un’opera che ha contribuito in modo decisivo a cambiare il modo in cui comprendiamo la mente umana, il mito e la dimensione simbolica dell’esistenza. Leggerlo oggi significa riconoscere che ciò che definiamo “arcaico” non appartiene al passato, ma continua ad agire nella psiche contemporanea, nei sogni, nelle immagini interiori e nei modelli di vita che orientano l’esperienza individuale e collettiva.
Riferimenti bibliografici
Campbell, J. (1949). The hero with a thousand faces. Princeton, NJ: Princeton University Press.
Eliade, M. (1957). The sacred and the profane: The nature of religion. New York, NY: Harcourt, Brace & World.
Jung, C. G. (1959). The archetypes and the collective unconscious (2nd ed., Vol. 9, Part 1). Princeton, NJ: Princeton University Press. (Original work published 1934–1954)
Jung, C. G. (1968). Man and his symbols. New York, NY: Doubleday.
Lévy-Bruhl, L. (1926). How natives think. London, UK: Allen & Unwin.
Tylor, E. B. (1871). Primitive culture (Vols. 1–2). London, UK: John Murray.

